Pozzo Strada

Da oltre mille anni Pozzo Strada è un punto fermo nella topografia di Torino. In una pubblicazione del 980 si legge, infatti, di un pozzo, un pilone e un gruppetto di case. In diverse pubblicazioni la località è citata e ricordata, anche perché collocata ai margini di una strada di primaria importanza che oggi si definirebbe “internazionale”.

Nella Storia dell’ordine del S. Sepolcro di Lorenzo Tacchella si legge:

La “Civitas Taurines” è segnata nell’Itinerario Burdigalense la strada che l’anonimo aquitano già nel 333 percorreva per portarsi pellegrino da Bordeaux alla città santa di Gerusalemme. Questo itinerario gerosolimitano – il più antico che si conosca – nel territorio di nostro interesse calca la via romana della Gallia che da Briançon, la “Mansio Birigane”, il Monginevro ossia il “Mons Matroniam” – denominazione che il Burdigalense ancora conserva nonostante le innovazioni di Augusto – raggiungeva la “civitas Segucio” e quindi Torino.

Il pozzo, sopracitato, è diventato il simbolo – lo si potrebbe definire “lo stemma” di un quartiere della grande città di Torino. Quasi, oserei dire, la raffigurazione, in questo stemma, di un pozzo d’acqua viva, vicino alla poderosa figura del toro rampante.

Si trattava di uno o più pozzi. Nell’area del terreno appartenente all’odierna parrocchia “Natività Maria Vergine” in via Bardonecchia, sono stati trovati almeno due pozzi: di questi uno è scomparso nell’edificazione della odierna casa parrocchiale, mentre un altro esiste tutt’oggi, coperto da un tombino di ghisa, nel cortile parrocchiale.

Cesare Bianchi in Storia della Chiesa della Natività di Maria Vergine in Pozzo Strada scrive:

La località è assai antica ed era nota fin dal tempo dei Romani. Allora, infatti, per andare da Torino in Gallia attraverso il Monginevro, si usciva dalla Porta Segusina e si imboccava la grande strada percorsa e rifatta da Giulio Cesare che, appunto, coà faceva capo; e sembra certo che essa, piegando a sinistra attraverso i “campi taurinensi” tenesse la strada vecchia di Rivoli (o via Romea, come era detto nelle carte medievali) e passasse per Pozzo Strada. Il quale sito, nell’età di mezzo, ebbe diversa denominazione: Puteum Stratae(donde l’attuale Pozzo Strada) in un documento del 1214; Strada de Puteo, in un altro del 1299; mentre in un precedente documento del 1191, in cui certo Guglielmo della Motta de Ripulis prestò omaggio di fedeltà all’abate di S. Solutore Maggiore in Torino, esso è chiamato Sanctum Sepulcrum de Puteo Strata. Il che ci denota, tra l’altro, l’esistenza “ab antiquo” in questo luogo di quella chiesa anteriore all’attuale, denominata Santa Maria del Sepolcro, della quale troviamo menzione negli ordinamenti civici di Torino dei secoli XIV e XV, che dispongono di collocare vedette sul suo e di spedire ad essa guardie per scortare i pellegrini.

In data 1 febbraio 1496 abbiamo un istrumento rogato Bonelli in virtù del quale la città di Torino faceva dono ai monaci Camaldolesi di un sito nella regione di Pozzo Strada presso la Chiesa di S. Maria al fine di edificarvi una casa ed una chiesa. Fra le condizioni vi era quella che i monaci potessero mettere due campane sulla Torre della città ivi esistente presso la chiesa di S. Maria della qual torre la città avrebbe continuato a riservarsi l’uso per la difesa della città.

Da citazioni in Storia di Torino dello storico Luigi Cibrario e in uno scritto tratto dalla Biblioteca Civica ed esistente nell’archivio parrocchiale, si deduce che accanto al monastero di S. Sepolcro a Pozzo Strada sorgesse un ospedale.

Interessante il Dizionario Geografico, vol. XXI, di Goffredo Casalis, dal quale possiamo trarre le seguenti notizie:

  • nel 1498 il monaco caldolese di Classe, Urbano Mallombra, si rifugia a Torino in seguito ai fastidi avuti dal malcontento dei monaci, generato dalla scelta del papa Sisto IV di concedere allo stesso Mallombra, nel 1483, di essere abbate perpetuo dei monaci di Classe, senza per altro aver chiesto il consenso del generale dell’ordine. Mallombra ottiene dal duca di Savoja Filiberto II una chiesa ed un attiguo locale per edificare un piccolo monastero. Trattasi dell’antichissima chiesa di Pozzo Strada, detta Santa Maria del Sepolcro.
  • dal 1501, in seguito alla morte del Mallombra, il monastero da lui fondato cade a causa delle guerre che all’epoca desolarono il Piemont.e
  • verso la fine del XV secolo, il suddetto monastero conosce nuova vita, grazie alle cure di Alessandro de Ceva. Egli ottenne dall’arcivescovo di Torino Carlo Broglia che il vicario generale della diocesi torinese fosse dichiarato conservatore del monastero. L’opera di Alessandro de ceva e il suo zelo apostolico ottennero in breve un’ottima fama.
  • nel 1598 Alessandro de Ceva abbandona il monastero di Pozzo Strada, per andare ad esercitare il pastorale ministero, invitato dal municipio di Torino che scarseggiava di sacerdoti a causa della pestilenza che aveva infettato la città. Morì nel 1612.
  • nel 1614 veniva eratta una commenda dei ss. Maurizio e Lazzaro nella cappella di S. Maria del Sepolcro, esistente nella parrocchia di Pozzo Strada.
  • nel 1706 la parrocchia fu atterrata dai francesi, durante l’assedio di Torino, ma venne riedificata quattro anni dopo.
  • nel 1721 il monastero viene soppresso.
  • nel 1732 subisce altri gravi danni a causa della guerra: il parroco è costretto a custodire il SS. Sacramento in una stanza. Il consiglio civico, trovandosi in grandi angustie, scrive all’arcivescovo di Torino che non potendo più proseguire la riedificazione della parrocchia, cede il patronato a quella persona che avesse voluto compierla a sue spese.
  • il 19 agosto del 1778 viene donato alla Sacra Religione dei ss. Maurizio e Lazzaro il sito dell’ultima cappella esistente a sinistra entrando in chiesa, con l’obbligo di far costruire l’altare e la balaustra di marmo, di far celebrare la messa nei dì di festa e il mantenimento di un cappellano speciale. La Religione Mauriziana assume il patronato della cappella sotto il titolo di Maria Vergine dei Dolori.
  • in occasione della visita pastorale dell’arcivescovo Fransoni, la chiesa viene ristorata in molte sue parti e la città di Torino costruisce una nuova strada rettilinea, ombreggiata da due file di alberi, che partendo dirimpetto alla chiesa va a congiungersi con la reale di Francia.
  • la chiesa contiene 5 altari: il maggiore dedicato alla Natività di Maria Vergine, e quattro laterali titolati a S. Giuseppe, alla B.V. Addolorata, a S. Eurosia e di N.D. del Rosario.

Leggendo ancora vari documenti, veniamo a sapere che:

  • nel 1740 nella casa annessa alla parrocchia di Pozzo Strada, per interessamento dell’Ordine Mauriziano viene aperta una delle prime scuole popolari gratuite e viene delimitato un appezzamento di terreno ad uso cimitero.
  • con testamento del 25 settembre del 1800 Innocenza Colla fa un legato alla chiesa perchè abbia un maestro di scuola.
  • con testamento del 4 gennaio 1845 Felice Dalmazzo fa un legato per la celebrazione delle quarant’ore e lascia 50 lire annue da darsi ad una maestra capace di istruire le ragazze in scritura, lettura e catechismo.

Ricostruire la storia è lavoro arduo e impreciso. Si ricorre spesso a deduzioni ricavate dalla conoscenza di date e di fatti, grazie ai quali ci si avvicina alla realtà.

Pare che la chiesetta distrutta dall’esplosione, antecedente l’attuale Natività di Maria Vergine, anziché essere rivolta verso nord, fosse rivolta a levante con il cimitero a lato.
Il busto della Madonna, situato oggi nell’atrio della casa parrocchiale, fu conservato forse per un paio di secoli in una nicchia della vecchia casa parrocchiale nel lato verso la strada chiamata allora Antica di Rivoli e oggi via Bardonecchia. sembra certo che questo busto della Madonna o forse, più esattamente, di una donna orante, facesse parte di un intero gruppo marmoreo rappresentante la Deposizione.

Sarebbe interessante fare delle ricerche in Municipio per sapere in quale anno fu costruito dal Comune, su terreno della parrocchia, l’edificio – demolito nel 1983 – adibito per lunghi anni a scuola comunale, in aggiunta all’altro edificio costruito nel cortile della parrocchia, dall’Ordine Mauriziano, per la scuola.

Grazie alla ricostruzione a cura di Riccardo Pessana (da cui sono state tratte le informazioni qui riportate), sappiamo che il maestro, poi direttore, della scuola comunale fu il prof. De Paoli che abitava in una vecchia ca con giardino sita in corso Francia angolo via Pozzo Strada. Tale professore godeva una stima incondizionata in tutta la regione.
Nella scuola vecchia situata nel cortile insegnava, invece, una maestra che si chiamava Italia ed abitava l’alloggio sovrastante la classe.
A pochi metri di distanza dall’edificio costruito dal comune ad uso scuola comunale, il marchese Gustavo di Cavour, fratello del celebre Camillo, fece erigere nel 1847 un tabernacolo (pilone), offrendo alla devozione dei parrocchiani una statua della Vergine prelevata dalla cappella dei S. Tommaso.

In Ricerche seconde de il Manno troviamo citata la cascina “La Serena” del Presidente.
Trattasi della splendida villa con giardini del M.se di S. Tommaso, primo ministra del Duca e pronipote di primi ministri. Certamente una villa di quella magnificienza aveva la sua cappella privata ed è quindi facile dedurre che fosse quella da cui Gustavo de Cavour preleva la statua per situarla nel tabernacolo.

Il complesso della Serena cambiò diverse volte nome e infine il rustico venne chiamato dai contadini Marcheis cit, e la villa Marcheis gros.
Era situato dove ora sorge via Sagra San Michele, all’altezza circa di via Fattori.

Di fronte al Pilone, vi erano due panchine: una più grande ed una più piccola. I defunti dal loro domicilio venivano portati fino al Pilone: se adulto la bara veniva posata sulla panchina più grande, se bambino su quella più piccola. Veniva avvertito il sacerdote che accompagnava la bara in chiesa per le esequie e quindi al cimitero.

Al Martinetto, fra campi e prati, esisteva una piccola antica cappella, dedicata a S. Rocco, dove era venerata una statua di legno del Santo, protettore dei cristiani dalla peste e dalle malattie infettive. Forse per la modesta altezza della statua, o forse per distinguerla dalla omonima chiesa esistente in città (via s. Francesco d’Assisi), la cappella veniva chiamata dal popolo S. Rocchetto e la strada che da essa portava alla borgata Campidoglio era denominata (e lo è tutt’ora) via S. Rocchetto.

Il giorno di S. Rocco era festa patronale e da tutte le cascine e frazioni accorrevano gli abitanti per assistere alla processione e alla festa.
Quando, prima ancora della seconda guerra mondiale, per l’aprirsi dei corsi Tassoni, Appio Claudio e Svizzera, la cappella fu demolita, la statua venne destinata alla parrocchia di Pozzo Strada e messa nell’apposita nicchia vicino all’altare.
In anni recenti venne rubata.

(Le notizie storiche sono tratte dalla pubblicazione Cenni storici sulla località denominata Pozzo Strada e sulla Parrocchia Natività di Maria Vergine, a cura di Riccardo Pessana. Per maggiori dettagli si rimanda alla lettura completa della pubblicazione)